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La formazione: chiave di volta per la ripresa

La formazione nel periodo Covid non ha soddisfatto gli studenti. I pareri sono unanimi e a dirlo sono gli stessi ragazzi, che spaziano dall’età adolescenziale a quella più matura, studenti universitari e post universitari.

Le ultime prove Invalsi hanno confermato questa tendenza, in particolare nelle materie tecniche/scientifiche, in inglese e italiano. Gli studenti insufficienti per quanto riguarda le scienze si attestano intorno al 45%, al 39% per italiano e al 41% per inglese, con un peggioramento anche del 6% rispetto al 2019.

Di spiegazioni ne sono state date tante: l’assenza di un controllo/aiuto adulto del docente o genitore, l’incapacità dell’utilizzo di strumenti elettronici da parte di alcuni insegnanti, l’assenza del rapporto umano nella classe.

Se aggiungiamo a questo l’aumento della disoccupazione giovanile, e in particolare dei NEET (“Not in Education, Employment or Training”) arrivati al 35% rispetto all’intera popolazione giovanile, lo scenario che si pone davanti non è dei più rosei.

Non è da trascurare anche l’aumento della povertà, la nuova povertà data dal Covid.

Secondo le stime di Caritas e Banco Alimentare, la richiesta del Reddito di Cittadinanza arriva da nuovi profili più giovani, famiglie con minori in cui viene a mancare l’unico sostentamento economico (magari del capofamiglia). Risulta quindi urgente procedere con il riassetto del territorio attraverso le politiche attive del lavoro e il potenziamento della formazione e dell’orientamento dei giovani.

L’obiettivo primario per l’istruzione è evitare il ritorno alla DAD e creare nuovi servizi di formazione per i giovani: la scuola è un luogo di crescita e di creazione di rapporti interpersonali, basi solide per la formazione della persona, che non può e non deve essere sostituito da un pc.

Per il lavoro, invece, lo scopo è investire in opportunità concrete di ripresa, creando occupazione di qualità, incentrata su nuove competenze e sulla formazione continua.

È necessario ricordare anche che il PNRR eroga ingenti risorse nell’ambito della formazione e della riallocazione: circa 6 miliardi di Euro sono a disposizione delle politiche attive a sostegno dell’occupazione. Di questi, una quota di 600 milioni viene messa a sostegno dell’istruzione e della formazione professionale, in particolare per strumenti come l’apprendistato e l’alternanza scuola-lavoro.

Il Piano Nazionale Nuove Competenze, inoltre, vuole definire uno standard di formazione per i disoccupati, attraverso l’uso del centro per l’impiego e la promozione di una rete territoriale dei servizi di istruzione, formazione e lavoro, anche attraverso partenariati pubblico-privati.

A questo proposito, viene rafforzato il Fondo Nuove Competenze, già istituito in via sperimentale nel 2020, permettendo alle imprese di rimodulare l’orario di lavoro per attuare piani formativi per i propri dipendenti, senza dover sostenere i costi del lavoro per le ore trascorse in formazione.

La via è quindi tracciata: la formazione, scolastica e professionale, è la strada da percorrere per recuperare il terreno perso con i giovani e con il mondo del lavoro.

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